Il Gelato

LA FILOSOFIA E LA STORIA DEL GELATO

Non è facile tracciare la storia del gelato, certo è che sono tre italiani a contendersi la paternità del gelato moderno: Ruggeri, Buontalenti e Procopio dei Coltelli. Ma facciamo un passo indietro nel tempo.

LE ORIGINI

Nell'antico Egitto i faraoni offrivano ai propri ospiti calici di argento pieni di neve e succhi di frutta.In Asia minore, si gelavano i succhi di frutta, ponendoli in recipienti circondati di ghiaccio tritato. Fu per merito degli Arabi se dopo il medioevo (periodo oscuro per tutto ciò che era raffinato e goloso..) fu riscoperto il gelato e furono loro a dargli un nome proprio: scherbet (neve dolce) e da qui chorbet, ossia sorbetto. L'incontro tra questo popolo invasore e una terra ricca di frutta prelibata e di neve quale la Sicilia, portò fantasia nel creare e nel fare gustare il sorbetto.

RUGGERI

Ma è nel Risorgimento che un fiorentino, tal Ruggeri fece breccia alla corte dei Medici preparando un sorbetto che entusiasmò chi ebbe la fortuna di assaggiarlo, tanto che Caterina Dè Medici lo volle con sé in Francia per stupire le genti di quella corte. A Parigi nel 1553 Ruggeri stupì tutti i commensali con lavori di così alta perizia e di così grande bontà che numerose famiglie di nobili e di ricchi avrebbero voluto con loro l'autore di una così raffinata arte, non badando a spese. Caterina rifiutò e questo accrebbe l'invidia, l'ostilità della maggioranza dei cuochi d'oltralpe che cercarono di boicottarlo in tutte le maniere tanto che una sera, rientrando a casa fu bastonato e derubato. Impaurito e stanco chiese a Caterina, dopo averle consegnato le ricette segrete della sua arte, di potersene tornare in Italia.

BERNARDO BUONTALENTI

Sempre a Firenze poco tempo dopo, Messer Bernardo Buontalenti, ebbe l'incarico da corte, di preparare, lui abile cuoco, "sontuosissimi banchetti, alla fine dei quali, presentò "favolosi dolci ghiacciati" a base di creme, zabaione, frutti e spezie varie. Il successo fu enorme, e gli spagnoli, ospiti di corte, rimasero estasiati.

FRANCESCO PROCOPIO

Ma fu il terzo italiano, Francesco Procopio, siciliano, che avuta in eredità una curiosa macchina per fare i sorbetti, la modificò e con l'aggiunta di due ingredienti fondamentali per l'epoca e cioè lo zucchero, al posto del miele, ed il sale da mescolare al ghiaccio per farlo durare di più, rese la miscela una tale delizia, che aprì un locale a Parigi, il "caffè procope" che gli decretò una grande fama. Clienti come Voltaire, Victor Hugo, Balzac e l'allora ufficiale Napoleone erano soliti gustarsi le prelibatezze preparate dal nostro connazionale.

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